Plinio fa risalire l'origine della città ad un oracolo della Sibilla Cumana che pronosticava la nascita di una colonia ai piedi delle Alpi quale luogo di educazione della gioventù romana all'esercizio delle discipline militari ed equestri.
L'oracolo affermava il proposito di erigere una città per contenere le incursioni dei Salassi, sempre più pressanti sul finire del II sec. a.C. Occorreva dunque una colonia potente che fosse non solo presidio contro i Salassi ma anche via d'accesso ai Valichi alpini.
La sua fondazione, come testimonia Vellejo Patercolo, avvenne nell'anno 100 a.C., sotto Caio Mario. Furono eretti templi, basiliche, l'anfiteatro e il magnifico tempio dedicato al Sole, dove ora sorge la Cattedrale.
La colonia fu circondata da capienti scuderie e dotata di un acquedotto e di un grande teatro. Tacito parla di Eporedia nelle sue Historiae nei termini di "firmissima Traspadana Municipia".
Il nome Yporia compare in autori medievali ad indicare che la città sorse su un promontorio, dal greco upò, sotto, e oros, monte. Tale denominazione si desume soprattutto dalle pergamene non anteriori al X secolo d.C., conservate nell'Archivio della Cattedrale.
Eporedia è il nome presente su tutte le iscrizioni latine portate alla luce sia in città sia in Roma.
Plinio lo fa derivare dall'abilità dei suoi abitanti nel maneggio dei cavalli, perché tra i Galli era diffuso l'appellativo di Eporedici per contraddistinguere i più eccellenti domatori di equini.
Molti storici concordano sull'interpretazione del nome Eporedia come stazione di carri equestri o mansione di conduttori di carri equestri, facendo risalire l'origine del termine all'idioma gallico epo, al greco ippo e al latino equo, cioè cavallo e . reda, che in gallico significa carro.
Se pur vinti i Salassi, confinati sulle montagne, continuarono ad essere pericolosi, sì da indurre i Romani a fondare il presidio fortificato di Eporedia. Le ostilità durarono per altri settantacinque anni, e solo nel 25 a.C., i Salassi, secondo la testimonianza dello storico Strabone, si arresero definitivamente.
Il primitivo presidio intanto si era trasformato in una città popolosa, sede di importanti scambi commerciali.
I suoi abitanti appartenenti alla tribù Pollia godevano di tutti i diritti politici e civili riservati ai cittadini romani. Eporedia fu costruita secondo il sistema classico della centuriazione, ossia la suddivisione agraria in reticolati di strade e canali. Si ritiene che la colonia avesse i suoi limiti nella Serra ad Est, nel corso dell'Orco a Ovest, a Nord nel territorio di Bard e a Sud nella confluenza della Dora con il Po.
Il tracciato di Eporedia presentava una pianta pentagonale, poiché la natura del terreno non del tutto pianeggiante costrinse i Romani a modificare leggermente il sistema ortogonale, con cui tracciavano la pianta delle città, secondo il modello del Castrum. Per il resto evidenziava le caratteristiche romane classiche con le due vie perpendicolari tra loro: il Decumanus maximus (ora Via Palestro e via Arduino) da Est ad Ovest, e il Cardo maximus (ora probabilmente via Quattro Martiri). Parallelamente al Decumanus maximus, su una serie di fasce terrazzate, era distribuita la città, il cui massimo incremento edilizio di epoca romana risale al I secolo d. C.
Il ruolo di Eporedia già al tempo del dominio romano fu duplice: non solo indispensabile e unico snodo oltre le Alpi, percorso da mercanti e soldati, ma anche area fortificata a difesa dalle incursioni dei Salassi, bellicosa popolazione celto-ligure, stanziata nell'attuale Valle d'Aosta.
La città, era percorsa dall'antica via delle Gallie che attraverso la Valle d'Aosta e i Valichi del San Bernardo univa l'Italia all'Europa. Tale via assunse nel corso dei secoli varie denominazioni: Francigena, in memoria dei Franchi che l'avevano restaurata a scopo militare, Regia o Romea, a ricordo dei pellegrini che si recavano a Roma.
Il ruolo di città di confine fu mantenuto da Eporedia anche al tempo dell'occupazione longobarda: nel 772 divenne ducato fortificato in funzione antifranca nel territorio compreso tra i fiumi Orco e Sesia, da Ivrea a Vercelli.
Carlo Magno istituì ad Ivrea la Marca, che comprendeva quasi tutto l'attuale Piemonte.
Nel 1016 Eporedia (Ivrea) divenne uno dei maggiori comuni dell'Italia nord-occidentale con norme statutarie autonome.
La figura del console con compiti di natura politica, amministrativa e giudiziaria, era affiancato dal Consilium generale con compiti di strategie militari ed economiche.
Nominato dal consiglio ed investito dal vescovo, il podestà sostituì il console in qualità di garante della giustizia. La costituzione degli statuti contribuì a regolare la vita della comunità.
Nel XIII secolo la popolazione aumentò, sorsero organizzazioni economiche, sociali e militari e nacquero le corporazioni. Si intensificarono i contrasti tra il popolus ed il potere feudale.
Nella seconda metà del 1300 scoppiò la rivolta popolare in Canavese denominata Tuchinagium.
La sommossa ridusse i soprusi da parte dei nobili, conferì alla gente libertà sancite dagli statuti comunali, consentendo l'ascesa della borghesia delle arti e dei mestieri. Le rivolte popolari furono sedate dai Savoia.
Particolarmente importanti per la storia di Ivrea furono Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde e suo figlio Amedeo VII, il Conte Rosso: il primo lasciò il castello, il secondo intervenne a placare la ribellione dei tuchini.
Furono anni complessi in cui i conti di Savoia dovettero scontrarsi con una situazione politico-sociale difficile: il potere temporale dei vescovi, l'ostilità della nobiltà canavesana.
Dopo mezzo secolo di tentativi rivoluzionari contro i Savoia, battaglie tra i feudatari per il possesso di castelli e terreni e tumulti cittadini, il 13 febbraio 1357 il vescovo di Ivrea ordinò ai suoi vassalli e sudditi di prestare omaggio e fedeltà al conte Amedeo di Savoia.
In quello stesso anno iniziarono i lavori per la costruzione del Castello.
Il potere dei Savoia si consolidò sempre più. Ancora rivolte, pestilenze e scontri caratterizzarono gli anni fino al 2 maggio 1391 quando si raggiunse l'accordo tra i rappresentanti delle comunità
L'oracolo affermava il proposito di erigere una città per contenere le incursioni dei Salassi, sempre più pressanti sul finire del II sec. a.C. Occorreva dunque una colonia potente che fosse non solo presidio contro i Salassi ma anche via d'accesso ai Valichi alpini.
La sua fondazione, come testimonia Vellejo Patercolo, avvenne nell'anno 100 a.C., sotto Caio Mario. Furono eretti templi, basiliche, l'anfiteatro e il magnifico tempio dedicato al Sole, dove ora sorge la Cattedrale.
La colonia fu circondata da capienti scuderie e dotata di un acquedotto e di un grande teatro. Tacito parla di Eporedia nelle sue Historiae nei termini di "firmissima Traspadana Municipia".
Yporia
Il nome Yporia compare in autori medievali ad indicare che la città sorse su un promontorio, dal greco upò, sotto, e oros, monte. Tale denominazione si desume soprattutto dalle pergamene non anteriori al X secolo d.C., conservate nell'Archivio della Cattedrale.
Eporedia è il nome presente su tutte le iscrizioni latine portate alla luce sia in città sia in Roma.
Plinio lo fa derivare dall'abilità dei suoi abitanti nel maneggio dei cavalli, perché tra i Galli era diffuso l'appellativo di Eporedici per contraddistinguere i più eccellenti domatori di equini.
Molti storici concordano sull'interpretazione del nome Eporedia come stazione di carri equestri o mansione di conduttori di carri equestri, facendo risalire l'origine del termine all'idioma gallico epo, al greco ippo e al latino equo, cioè cavallo e . reda, che in gallico significa carro.
Yporia Romana
Il conflitto tra i Romani, che ambivano al controllo dei valichi alpini indispensabili ai fini mercantili, e i Salassi, popoli di origine gallica, indipendenti e fortemente radicati sul territorio canavesano, si risolse con il successo della seconda spedizione militare guidata da Appio Claudio, dopo che la prima nel 141 a.C. era stata sconfitta.Se pur vinti i Salassi, confinati sulle montagne, continuarono ad essere pericolosi, sì da indurre i Romani a fondare il presidio fortificato di Eporedia. Le ostilità durarono per altri settantacinque anni, e solo nel 25 a.C., i Salassi, secondo la testimonianza dello storico Strabone, si arresero definitivamente.
Il primitivo presidio intanto si era trasformato in una città popolosa, sede di importanti scambi commerciali.
I suoi abitanti appartenenti alla tribù Pollia godevano di tutti i diritti politici e civili riservati ai cittadini romani. Eporedia fu costruita secondo il sistema classico della centuriazione, ossia la suddivisione agraria in reticolati di strade e canali. Si ritiene che la colonia avesse i suoi limiti nella Serra ad Est, nel corso dell'Orco a Ovest, a Nord nel territorio di Bard e a Sud nella confluenza della Dora con il Po.
Il tracciato di Eporedia presentava una pianta pentagonale, poiché la natura del terreno non del tutto pianeggiante costrinse i Romani a modificare leggermente il sistema ortogonale, con cui tracciavano la pianta delle città, secondo il modello del Castrum. Per il resto evidenziava le caratteristiche romane classiche con le due vie perpendicolari tra loro: il Decumanus maximus (ora Via Palestro e via Arduino) da Est ad Ovest, e il Cardo maximus (ora probabilmente via Quattro Martiri). Parallelamente al Decumanus maximus, su una serie di fasce terrazzate, era distribuita la città, il cui massimo incremento edilizio di epoca romana risale al I secolo d. C.
Il ruolo di Eporedia già al tempo del dominio romano fu duplice: non solo indispensabile e unico snodo oltre le Alpi, percorso da mercanti e soldati, ma anche area fortificata a difesa dalle incursioni dei Salassi, bellicosa popolazione celto-ligure, stanziata nell'attuale Valle d'Aosta.
La città, era percorsa dall'antica via delle Gallie che attraverso la Valle d'Aosta e i Valichi del San Bernardo univa l'Italia all'Europa. Tale via assunse nel corso dei secoli varie denominazioni: Francigena, in memoria dei Franchi che l'avevano restaurata a scopo militare, Regia o Romea, a ricordo dei pellegrini che si recavano a Roma.
Il ruolo di città di confine fu mantenuto da Eporedia anche al tempo dell'occupazione longobarda: nel 772 divenne ducato fortificato in funzione antifranca nel territorio compreso tra i fiumi Orco e Sesia, da Ivrea a Vercelli.
Carlo Magno istituì ad Ivrea la Marca, che comprendeva quasi tutto l'attuale Piemonte.
Nel 1016 Eporedia (Ivrea) divenne uno dei maggiori comuni dell'Italia nord-occidentale con norme statutarie autonome.
La figura del console con compiti di natura politica, amministrativa e giudiziaria, era affiancato dal Consilium generale con compiti di strategie militari ed economiche.
Nominato dal consiglio ed investito dal vescovo, il podestà sostituì il console in qualità di garante della giustizia. La costituzione degli statuti contribuì a regolare la vita della comunità.
Nel XIII secolo la popolazione aumentò, sorsero organizzazioni economiche, sociali e militari e nacquero le corporazioni. Si intensificarono i contrasti tra il popolus ed il potere feudale.
Nella seconda metà del 1300 scoppiò la rivolta popolare in Canavese denominata Tuchinagium.
La sommossa ridusse i soprusi da parte dei nobili, conferì alla gente libertà sancite dagli statuti comunali, consentendo l'ascesa della borghesia delle arti e dei mestieri. Le rivolte popolari furono sedate dai Savoia.
Particolarmente importanti per la storia di Ivrea furono Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde e suo figlio Amedeo VII, il Conte Rosso: il primo lasciò il castello, il secondo intervenne a placare la ribellione dei tuchini.
Furono anni complessi in cui i conti di Savoia dovettero scontrarsi con una situazione politico-sociale difficile: il potere temporale dei vescovi, l'ostilità della nobiltà canavesana.
Dopo mezzo secolo di tentativi rivoluzionari contro i Savoia, battaglie tra i feudatari per il possesso di castelli e terreni e tumulti cittadini, il 13 febbraio 1357 il vescovo di Ivrea ordinò ai suoi vassalli e sudditi di prestare omaggio e fedeltà al conte Amedeo di Savoia.
In quello stesso anno iniziarono i lavori per la costruzione del Castello.
Il potere dei Savoia si consolidò sempre più. Ancora rivolte, pestilenze e scontri caratterizzarono gli anni fino al 2 maggio 1391 quando si raggiunse l'accordo tra i rappresentanti delle comunità


